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Sesta puntata in arrivo stassera sui binari di radio catrame19, la radio che l’avrebbe ascoltata anche Marie Curie.
Puntata sulle reti sociali, ma chi pensa a un composto e profondo simposio di teste d’uovo è completamente fuori strada: il sociologo ce ne parlerà fuori da accademie e accademismi, contornato da me e Liv, intervallato, sottolineato e incitato da musiche dichiaratamente Creative Commos licensed – o comunque SIAE-free.
Con un blob e un saluto a Kurt Vonnegut e quello sfrecciatore di statali di Enz al mixer, alle 22.07 (o giù di lì) in rigorosa diretta.
Credits musicali e scrittorii della puntata:
Musiche:
- Capuleti, “L’unica certezza è il sole”
- l’innominabile, “Non mi sento molto bene”
- Camp, “Dramatic”
- Transient, “Railroad Flying Machine”
- b-Shake, “Insane”
- Levi, Untitled”
(da: netBloc Volume 3 – La Plus Belle Guerre)
- milhaven
“Look, victory”
“A simple plan”
“The East is red”
(da: “bars closing down”, 12rec.net, 2005)
- T r y ^ d, “Far and away”
(da: “Listen”, via Jamendo)
Parole scritte:
- Manuel Vazquez Montalban, “Ricette immorali”, Feltrinelli, 1992
- Kurt Vonnegut blob (mixed by Strelnik)
Ieri all’età di 84 anni è morto Kurt Vonnegut, uno dei più grandi scrittori americani del secolo. Scrittore di romanzi e di novelle, con una prosa splendida, semplice e coinvolgente, sapeva parlare di politica, costume e critica sociale in modo unico. Fra le sue opere principali ricordiamo Mattatoio numero 5, Un pezzo da galera, Le sirene di titano e Ghiaccio nove. Lo vogliamo salutare riportando le parole che rivolge a tutti gli scrittori di fantascienza:
“Vi amo, figli di puttana. Voi siete i soli che leggo, ormai. Voi siete i soli che parlano dei cambiamenti veramente terribili che sono in corso, voi siete i soli abbastanza pazzi per capire che la vita è un viaggio spaziale, e neppure breve: un viaggio spaziale che durerà miliardi di anni. Voi siete i soli che hanno abbastanza fegato per interessarsi veramente del futuro, per notare veramente quello che ci fanno le macchine, quello che ci fanno le guerre, quello che ci fanno le città, quello che ci fanno le idee semplici e grandi, quello che ci fanno gli equivoci tremendi, gli errori, gli incidenti e le catastrofi. Voi siete i soli abbastanza stupidi per tormentarvi al pensiero del tempo e delle distanze senza limiti, dei misteri imperituri, del fatto che stiamo decidendo proprio in questa epoca se il viaggio spaziale del prossimo miliardo di anni o giù di lì sarà il Paradiso o l’Inferno.”
(Autistici/Inventati)
Se quello che ha imparato Billy Pilgrim sul pianeta Tralfamadore è vero – se cioè vivremo tutti in eterno, non importa quanto morti a volta possiamo sembrare – la cosa non è che mi sopraffaccia dalla gioia. Pure, se proprio devo passare l’eternità a visitare questo o quel momento, sono grato del fatto di averne trascorsi molti in allegria.
Uno dei più allegri degli ultimi tempi l’ho avuto nel mio viaggio di ritorno a Dresda col mio vecchio commilitone, O’Hara.
Eravamo su un aereo della compagnia di bandiera ungherese; il pilota aveva un paio di baffoni a manubrio, somigliava ad Adolphe Menjou. Fumava un sigaro cubano mentre l’aereo faceva rifornimento. Quando partimmo, nessuno ci propose di allacciare le cinture.
Una volta decollati, un giovane steward ci servì pane di segale, salame, con burro e formaggio e vino bianco. Il tavolino davanti a me non voleva aprirsi; lo steward andò in cabina e tornò con un cavatappi, che usò per fare scattare il tavolino.
A parte noi c’erano soltanto sei passeggeri. Parlavano molte lingue, e anche loro erano molto allegri. Sotto di noi, la Germania Est era illuminata: immaginai di bombardare quelle luci, quei villaggi, quelle città.
O’Hara e io non avevamo mai immaginato di fare molti soldi nella vita: e invece eccoci qua, ricchi e ben pasciuti.
“Se ti capita di passare per Cody, nello Stato del Wyoming, chiedi in giro di Wild Bob”.
O’Hara aveva un quadernetto con sé: stampate sul retro si trovavano tariffe postali, distanze aeree, altitudini delle più famose montagne, e altri dati indispensabili sul mondo. O’Hara stava cercando il dato della popolazione di Dresda, che nel quadernetto non c’era, quando si imbatté in questo passaggio che mi fece leggere:
In media 324.000 bambini vengono al mondo ogni giorno. Nello stesso giorno, 10.000 persone in media moriranno di denutrizione. Così è la vita. Inoltre, 123.000 persone moriranno per altri motivi. Così è la vita. Questo comporta un guadagno netto di circa 191.000 persone al giorno nel mondo. L’Istituto Demografico di Washington prevede che la popolazione mondiale raddoppierà, superando i 7 miliardi, prima dell’anno 2000.
“Immagino che vorranno tutti dignità”, dissi.
“Immagino di sì”, rispose O’Hara.
(piste – leonardo citando e traducendo Kurt Vonnegut , Mattatoio 5)


